Benzodiazepine

Benzodiazepine

Le benzodiazepine rappresentano la categoria di farmaci maggiormente prescritta in Italia e nei paesi occidentali, tanto da ritenere che vi sia un iperuso di essi. L’incremento della prescrizione delle benzodiazepine negli ultimi 25 anni si può interpretare alla luce sia di un’espansione della “domanda” che di un incremento dell'”offerta” di tali psicofarmaci. La prima appare conseguente a vari fattori:

1) il marcato aumento della patologia da stress e da disadattamento (insonnia, sindromi nevrotiche e ansioso-depressive, psicosomatosi, etc.);
2) la territorializzazione dell’assistenza psichiatrica, in cui la risposta psicofarmacoterapeutica gioca un ruolo determinante;
3) la progressiva diffusione della cultura della fuga dalla sofferenza mediante il ricorso a sostanze psicoattive. Il secondo è riconducibile all’ampia disponibilità delle benzodiazepine sui mercati legale e illegale (cosiddetto “mercato grigio”) e alla scarsa vigilanza che i medici talvolta operano nella prescrizione degli psicofarmaci

Le benzodiazepine disponibili al giorno d’oggi sono innumerevoli e si differenziano in base alla durata d’azione (emivita) e alla velocità d’azione:

Emivita maggiore di 48 ore:

  •     Diazepam (Valium, Ansiolin, Tranquirit, Noan)
  •     Delorazepam o Clordemetildiazepam (En)
  •     Clordiazepossido (Librium)
  •     Flurazepam (Dalmadorm, Flunox).

Emivita compresa tra 24 e 48 ore:

  •     Bromazepam (Lexotan, Compendium)
  •     Clotiazepam (Tienor, Rizen)
  •     Flunitrazepam (Darkene, Roipnol).

Emivita minore di 24 ore:

  •     Alprazolam (Xanax, Frontal, Valeans, Mialin)
  •     Lorazepam (Tavor, Control, Lorans, Ativan e Trapax)
  •     Lormetazepam o Metillorazepam (Noctamid, Minias)
  •     Oxazepam (Serpax, Limbial)
  •     Clotiazepam (Rizen, Tienor)
  •     Ketazolam (Anseren).

Emivita da 1 a 7 ore

  •     Brotizolam (Lendormin)
  •     Midazolam (Ipnovel, Dormicum)
  •     Triazolam (Halcion, Songar)
  •     Etizolam (Depas, Pasaden).

 

 

Effetti

 

Virtualmente tutte gli effetti delle benzodiazepine sono dovuti alla loro azione sul SNC.  Gli effetti più importanti sono sedazione, ipnosi, diminuzione dell’ansia, rilassamento muscolare, amnesia anterograda, e attività anticonvulsiva.  Solo due effetti sono la conseguenza dell’azione periferica: vasoldilatazione coronarica, vista dopo somministrazione endovenosa di dosi terapeutiche di alcune benzodiazepine, e blocco neuromuscolare, che si ha solo a dosi molto elevate.

Sistema Nervoso Centrale.  Anche se le benzodiazepine influenzano l’attività a tutti i livelli del neurasse, alcune strutture sono influenzate in maniera preferenziale.  Le benzodiazepine non producono lo stesso grado di depressione neuronale dei barbiturici e degli anestetici volatili.  Tutte le benzodiazepine hanno un profilo farmacologico simile.  Nonostante ciò, i farmaci differiscono nella loro selettività, e quindi l’utilità clinica delle diverse benzodiazepine varia considerevolmente.

Con l’aumentare delle dosi di benzodiazepine, la sedazione progredisce a ipnosi e poi a stupore.  La letteratura riporta spesso gli effetti e l’uso “anestetico” di certe benzodiazepine, ma questi farmaci non causano una vera anestesia generale in quanto persiste l’attenzione, ed non può essere raggiunto un rilassamento sufficiente a consentire interventi chirurgici.  Comunque, a dosi “preanestetiche”, c’è una amnesia per eventi successivi alla somministrazione del farmaco; ciò può creare l’illusione di una anestesia precedente.

Nonostante siano stati fatti notevoli tentativi per separare le azioni ansiolitiche delle benzodiazepine da quelle sedativo-ipnotiche, questa distinzione è ancora problematica.  Nell’uomo è difficile misurare l’ansia e la sedazione, e la validità dei modelli animali per ansia e sedazione non è sicura.  L’esistenza di recettori multipli per le benzodiazepine può spiegare in parte la diversità delle risposte farmacologiche nelle diverse specie.

 

Tolleranza

 

Tolleranza alle benzodiazepine.  Gli studi di tolleranza in animali di laboratorio sono citati spesso in supporto alla credenza che gli effetti disinibitori delle benzodiazepine sono distinti dagli effetti sedativo-ipnotici.  Per esempio, la tolleranza agli effetti depressivi sulla ricompensa o sul comportamento neutrale avviene dopo molti giorni di trattamento con le benzodiazepine; l’effetto disinibitorio dei farmaci sul comportamento punitivo è inizialmente aumentato e declina dopo 3 o 4 settimane.  Nonostante la maggioranza dei pazienti che assumono benzodiazepine cronicamente riportano che la sonnolenza svanisce in pochi giorni, in qualche misura la tolleranza per l’alterazione delle prestazioni psicomotorie (per es., visual tracking) di solito non si osserva.  Lo sviluppo di tolleranza agli effetti ansiolitici delle benzodiazepine è ancora materia di dibattito.  Comunque, molti pazienti possono mantenere dosi abbastanza costanti; l’aumento o la diminuzione del dosaggio sembrano essere correlati a variazione dei problemi o degli stress.  Ma nonostante ciò, alcuni pazienti non riducono il loro dosaggio quando si liberano dallo stress o lo aumentano in modo stabile.  Questo comportamento può essere associato con lo sviluppo di dipendenza al farmaco.

La maggioranza delle benzodiazepine diminuiscono la latenza del sonno, soprattutto al primo uso, e diminuiscono il numero dei risvegli ed il tempo della fase 0 (una fase del risveglio).  Di solito è diminuito il tempo della fase 1 (discesa in sonnolenza), e c’è una diminuzione importante nel tempo passato nelle fasi del sonno ad onde lente (fase 3 e 4).  La maggioranza delle benzodiazepine aumentano il tempo dall’insorgenza del sonno a fuso fino al primo insorgere del sonno con movimenti rapidi oculari (REM), ed il tempo passato nella fase REM di solito è abbreviato.  Comunque, il numero di cicli del sonno REM è di solito aumentato, soprattutto tardi durante il periodo di sonno.  Zolpidem e zaleplon sopprimono il sonno REM con minore intensità rispetto alle benzodiazepine  e quindi possono essere superiori alle benzodiazepine nell’uso come ipnotici.

Nonostante l’accorciamento della fase 4 e del sonno REM, la somministrazione topica delle benzodiazepine aumenta notevolmente il tempo di sonno totale a causa dell’aumento di tempo passato nella fase 2 (che è la frazione maggiore del sonno non-REM).  L’effetto è più grande nei soggetti con il tempo di sonno totale di base più breve.  Inoltre, nonostante il numero aumentato di cicli REM, il numero di passaggi a fasi di sonno più leggeri (Fase 0 e 1) e la quantità di movimenti del corpo sono diminuiti.  Non sono alterati i picchi notturni di ormone della crescita, prolattina ed ormone luteinizzante.  Durante l’uso cronico notturno delle benzodiazepine, gli effetti sulle varie fasi del sonno diminuiscono in poche notti.  Quando l’uso è interrotto e poi ripreso, il complesso dei cambiamenti nei parametri del sonno indotti dal farmaco può risultarne amplificato, soprattutto per quanto riguarda la quantità e la densità del sonno REM.  Se il dosaggio non è stato eccessivo, i pazienti di solito potranno notare un accorciamento del tempo di sonno piuttosto che una esacerbazione dell’insonnia.

 

Dipendenza e danni

 

L’uso cronico delle benzodiazepine pone il rischio di sviluppo di dipendenza ed abuso, ma non allo stesso livello osservato per altri farmaci sedativi o altri ben riconoscibili farmaci d’abuso.  L’abuso di benzodiazepine include l’uso di flurazepam come “farmaco da rapimento”.  Una debole dipendenza si può sviluppare in molti pazienti che hanno preso dosi terapeutiche di benzodiazepine su base regolare per un periodo lungo.  I sintomi da astinenza includono l’intensificazione temporanea dei problemi che inizialmente hanno portato alla loro utilizzazione (per es., insonnia o ansia).  Possono anche intervenire disforia, irritabilità, sudorazione, sogni spiacevoli, tremori,  anoressia e mancamenti o sbandamenti, soprattutto quando l’interruzione dalle benzodiazepine avviene di colpo.  Anzi, è prudente abbassare gradualmente la dose quando è necessaria l’interruzione della terapia.  Nonostante i loro effetti avversi, le benzodiazepine sono farmaci relativamente sicuri.  Anche dosi elevate sono solo raramente fatali a meno che non siano presi contemporaneamente altri farmaci.  L’etanolo contribuisce abbastanza frequentemente alle morti che coinvolgono le benzodiazepine, ed un vero coma è infrequente in assenza di un altro depressivo del SNC.  Nonostante che l’overdose di benzodiazepine provochi solo raramente una severa depressione cardiovascolare o respiratoria, dosi terapeutiche possono compromettere ulteriormente la respirazione in pazienti con COPD o apnea notturna ostruttiva.

 

 

Le benzodiazepine nel tempo


 

  • Mary

    Questo farmaco preso con criterio e con intelligeza aiuta a vivere meglio. Provalo! dopo due giorni ti accorgi del beneficio.
    Auguri marina

  • antonio

    è semplicemente una droga anche questa se vuoi provare a vivere meglio aiutati che dio ti aiuta non credere di migliorare la tua vita solo per aver preso questi farmaci una persona inteligente sa che qualsiasi sollievo mentale cosi continuo come quello che danno le benzodiazepine e solo un illusione come quella che crea qualsiasi tipo di droga

    • Teresa

      Non dormivo da 2 anni ossia il mio dormire era un tormento,mi faceva male tutto,muscoli,colonna vertebrale,(sono anti medicine ma, mi sono dovuta arrendere)…..ho preso alcuni giorni Lorazepam …però ho fatto quello che mi ha detto il medico:prendilo 15 giorni come vedi che già dormi lascialo!……adesso dormo meglio ho smesso con quel tormento che m’invadeva!